ALIMENTAZIONE E NUTRACEUTICI NELLA SINDROME MENOPAUSALE

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Il seguente articolo, scritto dal Dr.Arrigo Cicero, Medico chirurgo, specialista in farmacologica clinica, dottore di ricerca in medicina sperimentale, e Presidente della Società Italiana Nutraceutici (SINut), ci illustra un possibile interessante impiego di nutraceutuci nella donna durante il delicato periodo della menopausa.
Dr.ssa Chiara Martini

Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Alma Mater Studiorum Università di Bologna
La menopausa è una condizione parafisiologica complessa non limitata alla sola comparsa di fenomeni vasodilatatori improvvisi di intensità e frequenza variabile (il flushing). La donna che entra in menopausa perde la protezione degli estrogeni rispetto a diverse condizioni di rischio che potrebbero trasformarsi in patologie. Di conseguenza diventa importante, oltre ad una dieta bilanciata ed all’implementazione dell’attività fisica, cercare di bilanciare l’effetto combinato del calo dell’esposizione estrogenica e dell’età sulla salute.
In particolare le necessità primarie diventano, la prevenzione dello sviluppo di:
• Stress ossidativo
• Sovrappeso
• Dislipidemia
• Ipertensione
• Insulino-resistenza
• Sindrome metabolica
• Steatosi epatico non alcool relata (NAFLD)
• Invecchiamento vascolare
• Disturbi del tono dell’umore
• Disturbi del sonno
• Depauperamento della massa ossea

La menopausa è il tempo nella vita di una donna in cui, a seguito di variazioni ormonali che avvengono nel corpo, aumenta notevolmente il rischio di sovrappeso e obesità e di conseguenza anche il rischio di malattie metaboliche e cardiovascolari; in particolare le esigenze nutrizionali della donna in menopausa sono qualitativamente molto simili a quelle richieste da un uomo della stessa fascia d’età che si voglia mantenere in salute, ovvero minimizzare il rischio di malattie cardio- e cerebro-vascolari, di diabete, di insufficienza renale e di patologie oncologiche. Alla luce di ciò, è importante sottolineare che in primis sarà necessario modulare l’intake calorico globale al reale consumo energetico medio giornaliero e assumere una dieta varia, basata prevalentemente su carboidrati a basso indice glicemico, ricca in vegetali, e priva di acidi grassi transesterificati. Ma quali sono le esigenze specifiche della donna che perde la protezione estrogenica? E come soddisfare queste esigenze in alternativa o in aggiunta ad un eventuale ricorso ad una terapia ormonale sostitutiva? La nutraceutica, studiando gli alimenti che si suppone abbiano una funzione benefica sulla salute umana, può da un lato compensare deficit nutrizionali specifici (calcio, vitamina D, aminoacidi essenziali) dall’altro può intervenire specificamente su segni e sintomi legati alla sindrome menopausale: infatti può agire direttamente tamponando il deficit estrogenico (tipicamente con supplementazione a base di piante ricche in fitoestrogeni) o le condizioni correlate (ipercolesterolemia, ansia/insonnia, extrasistoli etc.).

La menopausa è il maggiore fattore di rischio per l’osteoporosi nelle donne sopra i 50 anni; infatti la rapida diminuzione della produzione di estrogeni porta ad un aumento del turnover osseo e ad una accelerata perdita ossea, accompagnata da alterazioni microstrutturali: l’effetto complessivo è una perdita ossea media annuale del 2-3% durante i primi anni della menopausa e dello 0,5-1% successivamente. Tuttavia, il rischio può essere ridotto con l’adozione di uno stile di vita sano che includa nella dieta adeguati livelli di calcio, vitamina D e proteine, regolare esercizio fisico sotto carico, cessazione del fumo e limitata assunzione di alcol. L’European Guidance for the Diagnosis and Management of Osteoporosis in Postmenopausal Women (il consiglio europeo per la diagnosi e la gestione dell’osteoporosi nelle donne in postmenopausa) raccomanda un RDI (Recommended Daily Intake) ≥1000 mg/die per il calcio, 800 UI per la vitamina D e 1 g/kg di peso corporeo di proteine per tutte le donne di età superiore ai 50 anni. (Table 1)

Vari studi hanno evidenziato che l’insufficiente apporto di calcio e di vitamina D nelle donne in post menopausa è comune in tutta Europa: a tal proposito, è sicuramente necessario evitare di eliminare i latticini per ridurre il carico di colesterolo e grassi saturi, onde evitare di sottrarre calcio assimilabile ed amminoacidi essenziali per la prevenzione dell’osteoporosi (oltre al fatto che un buon apporto proteico è anche indispensabile per mantenere la sintesi del connettivo, a sua volta fondamentale al rallentamento dell’invecchiamento cutaneo); piuttosto, un modo semplice per raggiungere gli obiettivi proposti dall’European Guidance for the Diagnosis and Management of Osteoporosis in Postmenopausal Women è una dieta ricca di latticini sani, compresi i prodotti lattiero-caseari arricchiti con calcio e vitamina D, come lo yogurt e il latte. E’ importante sottolineare che vari studi condotti in donne in post menopausa suggeriscono che il solo supplemento di calcio non è sufficiente a ridurre il rischio di frattura e che è necessaria un’ulteriore aggiunta di vitamina D; infatti un livello sierico di 25-idrossivitamina D inferiore a 50 nmol/l ha un effetto negativo sulla salute delle ossa e, aumentando il tasso di turnover osseo, può esacerbare l’osteoporosi nelle donne in post-menopausa. Inoltre, la supplementazione di vitamina D, migliorando la forza muscolare e la stabilità fisica, può ridurre il rischio di cadute. Più concretamente, poiché il calcio è fornito principalmente dai latticini, i prodotti caseari arricchiti con calcio e vitamina D che forniscono almeno il 40 % della RDI di calcio (400 mg) e 200 UI di vitamina D per porzione sono opzioni importanti per il raggiungimento a lungo termine degli obiettivi proposti dalle direttive europee: infatti dal momento che un solo bicchiere di latte (200ml), una porzione di yogurt (180g) o 30g di formaggio a pasta dura (per esempio il grana) forniscono circa 250 mg di calcio, il RDI del calcio può essere ottenuto con solo tre o quattro porzioni di latticini (che tra l’altro forniscono più calcio, proteine, magnesio, potassio, zinco e fosforo per calorie di qualsiasi altro alimento).

Oltre a complicanze a lungo termine come l’osteoporosi, le donne in menopausa soffrono di una varietà di sintomi, come vampate di calore, sudorazione notturna, sbalzi d’umore, insonnia e secchezza vaginale. I dati provenienti da studi clinici che suggeriscono l’efficacia di alcune sostanze vegetali nell’alleviare (più o meno sensibilmente) i sintomi della menopausa sono controversi e diversi sono i meccanismi d’azione proposti come quelli riguardanti la via estrogenica ma anche le vie progestinica e serotoninergica. Attualmente la popolazione esposta ai fitoestrogeni, un gruppo eterogeneo di prodotti naturali non steroidei che possono mimare l’effetto degli estrogeni non più sintetizzati, è potenzialmente in aumento; tra gli estratti vegetali con potenziale attività estrogenica vi sono soia, trifoglio rosso, kudzu, luppolo, liquirizia, rabarbaro, igname e agnocasto. Le principali fonti commerciali o comunque di pronta disponibilità di queste sostanze sono i legumi (soprattutto la soia), ancora una volta importanti fonti proteiche, e la birra (ovviamente a basso tenore alcolico e nelle dosi dettate dal buon senso). In particolare i legumi (soprattutto la soia) contengono gli isoflavoni che costituiscono la forma più comune e conosciuta di fitoestrogeni. Dai risultati di una meta-analisi sulla popolazione non asiatica di donne in menopausa è emerso che la supplementazione degli isoflavoni della soia potrebbe essere utile anche per la riduzione del peso corporeo e per il controllo dei livelli di glucosio ed insulina nel plasma (sono tuttavia necessari studi di grandi dimensioni per confermare questa conclusione).

Inoltre è noto che, nel trattamento dei sintomi della menopausa dovuti al calo di estrogeni, le donne con utero intatto e in trattamento con terapia ormonale sostitutiva devono prendere una combinazione di estrogeni e progestinici e lo stesso è probabilmente vero per fitoestrogeni e fitoprogestinici; gli estratti vegetali per cui è stata riportata un’attività progestinica sono trifoglio rosso, luppolo, igname e agnocasto e l’utilizzo di vegetali contenenti progestinici naturali (in aggiunta alla componente estrogenica) può quindi essere vantaggiosa.
Infine la caduta dei livelli di estrogeni durante la menopausa, provoca la diminuzione del rilascio di neurotrasmettitori, soprattutto noradrenalina e serotonina, che porterà a un cambiamento della termoregolazione nell’ipotalamo (e di conseguenza contribuisce alla comparsa di vampate di calore e sudorazione notturna). Pertanto alcuni estratti vegetali sono stati studiati per i loro potenziali effetti serotoninergici, tra cui l’attivazione dei recettori della serotonina (soprattutto 5-HT7) o l’inibizione della sua ricaptazione attraverso trasportatori della serotonina (SERT); tra questi hanno riportato un’attività serotoninergica actaea racemosa, kudzu, kava, liquirizia, e dong quai (Angelica sinensis).

Esistono poi altri prodotti, all’interno della nutraceutica, che possono venire in aiuto alla donna che vive il cambiamento della menopausa: il riso rosso fermentato contiene una molecola (la monacolina k) che inibisce la sintesi del colesterolo con un meccanismo d’azione simile alla statina e la proprietà ipolipidemizzante di questo riso (spiegata in parte dall’azione della monacolina k e in parte dalla presenza di altre sostanze) è stata ben documentata da molti studi randomizzati; i componenti della Magnolia potrebbero, secondo alcuni studi, avere un effetto correlato con il recettore del GABA e con l’attivazione del canale del Cl- e potrebbero quindi essere utilizzati nella riduzione dell’ansia (in particolare una combinazione di estratto di corteccia di magnolia, magnesio, isoflavoni, lactobacillus, calcio e Vitamina D3 è stata in grado di ridurre in modo significativo le vampate di calore, i disturbi dell’umore – irritabilità, ansia e depressione – e l’insonnia); infine l’estratto di biancospino ha una vasta gamma di proprietà farmacologiche cardiovascolari tra cui l’attività antiossidante, l’effetto antiaritmico e quello ipolipemizzante e grazie alla capacità di ridurre il numero totale di battiti ectopici ventricolari (attraverso la diminuzione delle singole extrasistoli) può essere un utile supporto per le donne in menopausa (che spesso soffrono di cardiopalmo).
Alla luce di queste considerazioni e dal momento che molte donne sono riluttanti ad utilizzare la terapia ormonale esogena per il trattamento dei sintomi della menopausa, la nutraceutica può fornire un valido supporto in grado di migliorare sensibilmente la qualità di vita delle donne che affrontano questo periodo di transizione.

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